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INTERVIEW

by Alice Di Carlo,

Foto e Testo di Sara Cicchelli

LA RAGAZZA DEL MOSAICO

 “Il Mosaico è un mezzo per esprimermi e definirmi sempre di più, il punto fermo intorno al quale costruisco la mia ricerca” e allora provo a mio modo a comporre il mosaico della storia di Alice Di Carlo.

Quando ho conosciuto Alice, ho registrato accanto al suo nome la parola mosaico, perché per me, viste le circostanze di come l’avevo incontrata, Alice era “La Ragazza dei Mosaici”; infatti in un nostro primo incontro mi aveva detto velocemente che realizzava mosaici e pezzi di arredo con cocci di mattonelle varie e per una come me, che l’arte la subisce e poche volte la capisce, associare Alice ai mosaici, per semplificarmi le cose è stato un attimo. In realtà ascoltando con più calma la sua storia, scopro che Alice non è solo “ La Ragazza dei Mosaici”, ma è un’artista in continua evoluzione, una studiosa, una ragazza che sà di filosofia, una persona serafica e dall’anima profonda.

“Un Artista è un punto di vista nel mondo”, esordisce Alice, quando tra una riflessione e l’altra, le chiedo banalmente una definizione “è un mediatore tra il mondo delle idee e la materia, un mistico e uno scienziato”. Poi la nostra conversazione procede, e Alice mi parlerà di teorie alchemiche, di trasmutazione, di processi percettivi, di icone sacre, di pinacologia e molto altro, insomma mi racconterà di lei e del suo cammino e di come sia arrivata a San Valentino in Abruzzo Citeriore. Ma voi capite bene che se questi sono i concetti che la figura esile di Alice ha tirato fuori in un’oretta di conversazione, raccontarvi la sua storia non sarà facile, ma mentre rileggevo gli appunti presi, ho deciso di raccontarvela così…

La storia di Alice Di Carlo è un vero e proprio mosaico, composto da vari pezzi che lei ha messo e sta mettendo insieme, che compongono un po’ alla volta il quadro della sua vita personale e professionale. Ho pensato di raccontarvi la sua storia come se fosse un mosaico, perché lei stessa mi ha detto: “ Il Mosaico è un mezzo per esprimermi e definirmi, il punto fermo intorno al quale costruisco la mia ricerca” e allora provo a mio modo a comporre il mosaico della storia di Alice Di Carlo.

Le prime tessere di questo mosaico sono i luoghi geografici che Alice ha visitato e quelli in cui ha vissuto. Prima di tutto la Spagna e in particolare: Ibiza e Barcellona. L’isola di Ibiza, il luogo dove tutto ha inizio, dove incontra un gruppo di artisti insieme ai quali fonda l’Estudio Azul, collettivo artistico trans-disciplinare. Ibiza è: “Espressiva” la definisce Alice. Poi è la volta di Barcellona, dove frequenta la Escola Massana; è il periodo degli stimoli, dell’accumularsi di nozioni, dell’apprendimento di concetti e teorie. “A Barcellona, per contrasto, confrontandomi con gli altri, mi sono definita”, mi racconta Alice, “il periodo di studio a Barcellona, è stato il periodo in cui ho iniziato a capire cosa stavo facendo e perché lo stavo facendo”. Poi ci sono gli altri luoghi, quelli di passaggio come l’India, la Francia e la Svizzera, luoghi dove Alice incontra persone e personaggi che l’arricchiranno umanamente e spiritualmente. Infine c’è l’Italia e per la precisione Alanno (un paesino in provincia di Pescara) il luogo in cui Alice ha trascorso i primi 18 anni della sua vita, per poi, dopo aver girato il mondo, approdare in una piccola “rua”[1], nel borgo di San Valentino in A.C. , dove la sua arte trova un senso ancora più concreto con l’apertura di un piccolo laboratorio. “San Valentino è il mio Eremo, il luogo dove rifletto, il posto giusto per creare e progettare”.. Se S.Valentino sarà il luogo di approdo definitivo per Alice Di Carlo, dopo la nostra chiacchierata non ve lo saprei dire, ma qualcosa mi dice di no.

Altre tessere di questo mosaico, sono le persone che Alice ha incontrato: artisti, maestri spirituali, pensatori che le hanno trasmesso o insegnato qualcosa, indicandole la strada.

A questo punto, le ultime tessere che mancano per completare il nostro mosaico, sono i concetti che Alice vuole trasmettere con le sue opere, con il suo lavoro. Sono concetti profondi, quelli di cui vi accennavo all’inizio. Alice parla di Sacro, parla di conciliazione tra cielo e terra e soprattutto mi racconta di alchimia e della trasformazione del piombo in oro, immagine simbolica che indica il potere e la capacità di creare valore. Questo può farlo grazie all’arte del riciclaggio: trasformare quello che sembra un pezzo da buttare via in un’opera d’arte che può acquistare anche un valore sacro, a seconda di come la nostra coscienza lo percepisce. Questo è quello che Alice vuole fare e io ascoltandola sono rimasta estasiata.

Ma manca ancora qualche tessera al mosaico di Alice; una è di sicuro l’arte, in tutte le forme che lei sperimenta prima di trovare quella più congeniale, con la quale meglio riesce ad esprimere i suoi pensieri. Le altre tessere mancanti sono i luoghi che visiterà, i mezzi con i quali creerà, magari spingendosi oltre, verso luci fluorescenti che disegneranno chi sa quali oggetti, o forse indicheranno delle vie.

Insomma, Alice Di Carlo è una ragazza che si definisce: cangiante, libera e amica dei critici d’arte. Per me è una ragazza che ha fatto della sua passione una professione, è un’anima in continua evoluzione, per cui non so dirvi come si concluderà il suo mosaico, ma spero, non solo per puro spirito di campanilismo, che la sua arte continui a soffermarsi per qualche tempo nella “rua” del mio paese, San Valentino per l’appunto.

[1] Viuzza di paese molto stretta

http://www.abruzzopositivo.it/blogitem/8/

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